(in alto: particolare dal monumento ai Caduti della Grande Guerra della città di Sarzana - sotto: Piazza Matteotti a Sarzana - SP - fotografie di Andrea Aluisini)

Il fronte in Val d'Astico (1915-18) ripreso dal forte A.U. Belvedere (foto di Andrea Aluisini, agosto 2016)

Gli osservatori A.U. di M. Cornetto e del Becco di Filadonna visti da Lavarone (foto di Andrea Aluisini)

“L’EUROPA DEI MURI: COSA RESTA DEL VECCHIO CONTINENTE” – REPORTAGE FOTOGRAFICO DA BERLINO DI ANDREA ALUISINI (MARZO 2016)

Rileggere il recente passato dell’Europa in questi giorni drammatici e riviverlo con gli occhi di un liceale che ripercorre i luoghi della sua storia recente porta oggi inevitabilmente a una ridda di sentimenti dolorosi e contrastanti. Nell’Europa centrale sui muri abbattuti della guerra fredda si torna a srotolare concertine di filo spinato mentre alle tragiche notizie degli attacchi terroristici in Francia e Belgio si sovrappongono quelle delle condanne per i crimini contro l’umanità compiuti nella ex Jugoslavia. I sussulti di un drammatico passato ripercorrono un continente mai veramente in pace e mai veramente unito, ricucito dal secondo dopoguerra per esigenze economiche degenerate in quella speculazione finanziaria che ne sta irrimediabilmente erodendo le tradizionali radici di progresso sociale e solidarietà. Così i nostri giovani percorrono le strade di questa vecchia Europa incapace di integrare e di integrarsi, guardando con crescente preoccupazione ad un futuro sempre più incerto mentre nel silenzio dei musei incontrano i simboli e i frammenti dei suoi genocidi passati i quali nulla hanno insegnato per quelli silenziosi del presente che ancora si consumano ai suoi confini.

"LA PACE IMPOSSIBILE: O.N.U., CROCE ROSSA ED EUROPA IMPOTENTI DAVANTI AI CONFLITTI MODERNI" - reportage fotografico da Ginevra di Andrea Aluisini (dicembre 2014)

I palazzi delle istituzioni internazionali e i loro burocrati guardano al resto del mondo riunendosi in tranquille e ricchissime città europee o americane mentre nel Mediterraneo annegano migliaia di disperati, il Medio Oriente è in fiamme, il Caucaso è una polveriera, l’Africa è abbandonata a sè stessa o a uno sfruttamento perpetuo. E laddove regna un ordine apparente, come in Cina, in America Latina e in India, le contraddizioni sociali ed economiche sono celate di fatto con la forza o la povertà e l’ignoranza sono talmente diffuse da impedire a centinaia di milioni di persone una presa di coscienza economica e sociale risolutiva. In questi corridoi marmorei, freddi e deserti delle organizzazioni sovranazionali, è assai difficile pensare che nascano le soluzioni ai problemi del mondo e ancor meno che vengano imposte, anche dove sarebbe necessario, con la forza delle armi. Così un Europa sempre meno unita, ricca e potente, ogni giorno più fragile, spende gli ultimi decenni di benessere inconsapevole attendendo passivamente un destino oscuro che entro la fine del ventunesimo secolo potrebbe esserle imposto da quei popoli disperati che oggi finge di non vedere. Proprio qui nella ventesima sala del Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, intitolata ai Diritti Umani e all'Alleanza delle Civiltà, si può ammirare l’opera massima di Miquel Barceló: il soffitto rappresenta il fondo del mare, spazio comune a tutta l’umanità; ai lati le stalattiti dipinte in vari colori esprimono le diverse etnie e culture esistenti al mondo, tutte uguali nella loro diversità. Eppure anche in un luogo che dovrebbe essere così ricco di significato sembra giungere l'eco delle voci che in tante parti del globo chiedono con sempre maggior rabbia: “perché nessuno fa nulla?”, “perché nessuno ci aiuta?”