LA GRANDE GUERRA NELLA PITTURA

La tragedia della Grande Guerra, che coinvolse direttamente tutte le famiglie italiane dell’epoca, ebbe una dimensione tale da riflettersi già durante lo svolgimento del conflitto in migliaia di opere pittoriche, realizzate sia per uso propagandistico che, soprattutto, in assenza di una capillare diffusione della fotografia, per fissare e rappresentare a colori episodi o eroi dei quali diffondere il ricordo. Si tratta spesso di opere che purtroppo spesso non sono divenute famose ma esprimono tutte una grandissima forza evocativa, destinata a sostenere anche grazie ai manifesti o alle cartoline reggimentali quello spirito patriottico e risorgimentale scaturito in Italia durante la Prima Guerra Mondiale.

(particolare) Aereo da caccia italiano si scontra volutamente con un velivolo avversario nel cielo di Belluno il 1 settembre del 1917; il velivolo era quello del Sergente Arturo Dell'Oro il quale, trovandosi con la mitragliatrice inceppata, decise di dirigersi contro l'aereo austriaco. Alla memoria dell'aviatore italiano sarà concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

Val Formazza, 19 agosto 1917: l’assalto alla baionetta dei Carabinieri guidati dalla Medaglia d’Argento al Valore Angelo Chinni, falciato da una mitragliatrice (da un quadro di Vittorio Pisani).

(particolare) Una tavola di Vittorio Pisani raffigurante il sacrificio di due anonimi Carabinieri caduti in combattimento lungo la strada per Nervesa (poi divenuta Nervesa della Battaglia).

I primi Carabinieri a cavallo entrano in Gorizia liberata il 9 agosto del 1916 (particolare dalla tavola del pittore Alfonso Artioli)

Il Ten. di Vascello Andrea Bafile ripassa il Piave alla ricerca di uno dei suoi Fucilieri di Marina dispersi e viene ucciso sulla riva del fiume (particolare da un disegno del pittore Alfonso Artioli)

Il S.Ten. Giulio De Amicis del 13° Artiglieria da Campagna ricordato nel particolare di una cartolina edita dal suo reggimento con un dipinto di C. Tafuri; nell’agosto del 1915 l’ufficiale si sacrificò con tutti i suoi Artiglieri in Val Parola: avuti distrutti tutti i pezzi dai grossi calibri nemici, cadde nel tentativo di difenderli dall’assalto delle fanterie austroungariche.

Pasian Schiavonesco, 29 ottobre 1917: i Cavalleggeri del 4° e 5° Squadrone "Monferrato" caricano gli austro tedeschi dilaganti dopo Caporetto; lo stendardo, portato dal S.Ten Aristodemo Cortiglia e dal Sergente Calderini venne ritrovato da un contadino e conservato sino alla liberazione (da una cartolina reggimentale dell’epoca).

La travolgente carica dei Lancieri di Montebello irrompe nella zona di Tauriano passando tra alcuni pezzi della artiglieria da campagna austroungarica schierati in campo aperto (illustrazione conservata nel Museo della Cavalleria di Pinerolo).

Il 4° Squadrone del Reggimento Novara Cavalleria della II^ Brigata di Cavalleria, ricevuto l'ordine di difendere l'abitato per almeno 24 ore, carica ripetutamente per otto ore consecutive le truppe austrotedesche a Pozzuolo del Friuli, il 30 ottobre 1917, nel disperato tentativo di fermarne la dilagante avanzata (da un particolare del quadro conservato presso la Scuola di Applicazione d'Arma di Torino)

Il Ten. Elia Rossi Passavanti, ferito durante la carica di Pozzuolo del Friuli, continuò a cavalcare contro il nemico nonostante fosse stato accecato dallo scoppio di una granata.

L'affondamento della corazzata Santo Stefano ad opera del MAS di Luigi Rizzo al largo di Premuda all'alba del 10 giugno 1918

Un attacco dei MAS contro le corazzate austroungariche alla foce del Piave - costa di Caposile il 17 novembre 1917

Le drammatiche fasi dell'affondamento della grande corazzata austroungarica “Viribus Unitis”, causato da una "mignatta" posizionata dagli incursori della Marina italiana Raffaele Rossetti e Raffaele Paoloucci, trasportati dai MAS e penetrati nel porto di Pola il 1 novembre del 1918.

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L'eroico comportamento del 2° Granatieri di Sardegna e del Colonnello Ugo Bignami sul fronte sud dell'Altopiano di Asiago a q. 1152 di Cesuna il 3 giugno del 1916. Quel giorno affrontarono l'avanzata degli austroungarici contrastandola in un violento corpo a corpo e difendendosi sino all'ultima cartuccia tanto che dei 667 uomini del battaglione schierato tra il Lemerle e Tresché Conca ben 462 (dei quali 18 ufficiali) persero la vita negli scontri (quadro custodito presso il Museo dei Granatieri in Roma).