Collezione Stefano Aluisini
FONDO MURA - DE MARTINI (WW2)
Contiene la preziosa e delicata corrispondenza tra un militare italiano durante la Seconda Guerra Mondiale e la sua famiglia, in particolare le sorelle Anna e Antonietta, mentre Olga aggiunge di tanto in tanto dei pensieri a margine. Lettere scritte dal 1941 al 1946 su foglietti e bustine di carta velina, con una grafia perfetta, e che hanno spesso viaggiato per posta aerea, su velivoli da trasporto perennemente inseguiti dalla caccia nemica, attraversando il mare per poi giungere miracolosamente a destinazione. Un plico di lettere aperte con la massima cura che rappresentava l’unico legame con la famiglia e la casa lontanissime, che il soldato conservò con la massima cura durante una vera e propria Odissea dalla guerra nel deserto africano ai campi di prigionia britannici in Egitto e Gran Bretagna, annotando scrupolosamente sul retro di ogni busta la data del suo arrivo, calcando con la matita come per la felicità di averla ricevuta. Questa vicenda, che disvela il vero valore dei legami affettivi e familiari, così come della consolazione, della solidarietà, della devozione e dell’amicizia tra commilitoni, nasce il 25 novembre 1940 quando il Generale Graziani in Libia fece creare la “Brigata Corazzata Speciale” (anche detta Brigata “Babini” dal nome del suo comandante, il Gen. Valentino Babini).
Carri M13 italiani schierati nel deserto nordafricano
Le forze del “Comando Carri Armati Libia” (battaglioni di carri leggeri) furono integrate con reparti dalla madrepatria come il 4° Regg. Fanteria carrista (I-II Batt. con carri M11 e i III-IV con carri M13). Ai primi di febbraio del 1941 giunse anche il 1° Regg. Fanteria carrista mobilitato che incorporerà i battaglioni VI e XX (carri M13). L’unità dipendeva dalla 10^ Armata, aveva la forza di una divisione corazzata con reparti carri e bersaglieri e fronteggiava la West Desert Force britannica.
Il 6 febbraio 1941 le forze britanniche attaccarono di sorpresa ad Agedabia travolgendo il 1° Reggimento Carristi, appena giunto in linea, e con questo l’intera 10^ Armata il cui Comandante (Gen. Tellera) cadde mentre era a bordo di un carro M13. La Brigata corazzata Speciale, che il 24 gennaio, durante la prima fase dell’operazione “Compass”, aveva già perso il 4° Reggimento carri a Tobruk, nonostante a El Mechil il 24 e 25 gennaio 1941, avesse inflitto dure perdite alla 4ª Brigata corazzata britannica, ormai accerchiata, cessò di esistere l’8 febbraio 1941 a Beda Fomm. Con il Generale Babini vennero catturati numerosi ufficiali e militari italiani tra i quali anche il Caporale Maggiore Nadir De Martini - matr. 22189, milanese, appartenente ai Bersaglieri Motociclisti. Appartenente a una famiglia piuttosto agiata e sicuramente acculturata come si evince dal tenore e dalla grafia delle lettere, il giovane fu chiamato alle armi nell’ottobre del 1940, ma la sua esperienza di guerra tra le sabbie del deserto libico finì appunto tra i reticolati di un campo di prigionia inglese in Egitto, dove venne registrato con la matricola da internato n. 229450. Le prime informazioni tra prigionieri e famiglie arrivano tramite gli organismi di assistenza del Vaticano come si vede nelle immagini sotto.
Il 16 gennaio 1942 Nadir verrà raggiunto da una piccola lettera della sorella Antonietta, scritta sulla velina e inserita nella bustina per la corrispondenza ai prigionieri di guerra, spedita da Milano l’11 agosto 1941, quasi cinque mesi prima, e arrivata per posta aerea dopo mille peripezie superando anche la censura italiana e poi quella britannica. Anche se Antonietta indica sulla busta come ubicazione del campo “Tobruch”, in realtà il Campo n. 309 dove era prigioniero Nadir si trovava centinaia di chilometri più a est, a El Qassasin, una località 35 km ad Ovest da Ismaila e dal Canale di Suez. I familiari di Nadir erano riusciti a rimettersi in contatto con lui solo dopo diverso tempo solo grazie a un commilitone, restando intanto senza notizie e ovviamente temendo il peggio. Peraltro la madre di Nadir era prematuramente scomparsa da non molto, probabilmente mentre lui era al fronte; nel frattempo il cognato Nino, marito della sorella Anna, inviato sul fronte greco, rientrato in patria perché ferito a una gamba.
Milano, 11 agosto 1941 - “Carissimo Nadir… non puoi credere la gioia e il pianto che ci ha procurato il tuo scritto, una gran consolazione ma ci ha fatto ricordare maggiormente la mamma, perché puoi immaginare come anche lei sarebbe stata felice di saperti in buona salute. Ma tu Nadir, prega sempre per lei, vedrai che ti proteggerà e saprà darti coraggio come l’ha dato a noi di sopportare tutte le grane che abbiamo avuto… Andiamo sempre al cimitero, abbiamo anche fatto mettere il marmentino con una bella fotografia la quale sembra parlante… Se fosse stata ancora in vita chissà anche lei come avrebbe penato non avendo avuto più nessuna notizia da parte tua. Fortunatamente il tuo compagno Righi [si trattava del Caporale Maggiore Cesare Righi, della 202^ Compagnia Bersaglieri - Motomitraglieri - n.d.r.], al quale saremo sempre riconoscenti, ci ha dato qualche ragguaglio sulla tua situazione, e cioè ci aveva scritto sulle lettere che noi ti avevamo mandato, e che sono tornate indietro, che non eri più con loro… Caro Nadir, tutti i giorni il tuo nome è sulla mia bocca, ti pensiamo costantemente e non vediamo il momento di poterti riabbracciare; deve essere così forte l’emozione che non possiamo immaginarla. Abbiamo scritto alla C.R.I. per sapere se si possono inviare pacchi… Nino è a casa, oggi entrava all’ospedale e sicuramente gli daranno altra convalescenza perchè ha ancora la gamba lesa… Noi stiamo tutti bene e speriamo che così sia di te. Caro Nadir ti salutiamo tutti… da noi infiniti bacioni, tanti abbracci e cari saluti. Tua affezionatissima sorella Antonietta.
E ancora, il 5 ottobre 1941, la sorella Anna gli porta i saluti degli amici Loris e Paolo, in guerra anche loro “su un altro fronte”, avvisandolo che per il cognato Nino “inizia ad avvicinarsi il termine della convalescenza, si deve presentare il giorno 10 all’Ospedale di Baggio, speriamo in bene… Questa settimana abbiamo fatto un’offerta a Santa Rita di un cuore, in segno di ringraziamento per quanto ti è capitato… domani è un anno che non ci vediamo…”. Sempre una lettera di Anna, giunta il 31 marzo 1942, dopo un viaggio di un mese e mezzo, racconta a Nadir che la loro sorella Antonietta “… ha preso uno spavento da non dire perché c’è stato un Carabiniere il quale portava la notizia che tu eri disperso, allora Antonietta gli ha detto che eri prigioniero così le cose sono rimaste appianate perché la notizia veniva dal Comando di Napoli siccome noi a Napoli non abbiamo scritto perché l’abbiamo saputo a mezzo di Montani che eri prigioniero”. Una buona notizia arriva poi il 3 maggio 1942 quando la sorella Anna comunica a Nadir la salvezza di suo marito Nino, che “ora è a casa per sempre “perché gli hanno dato l’invalidità. Da poco tempo ha ripreso il lavoro ma non mi ha detto nulla”; nella lettera alcune notizie gioiose, il matrimonio di un amico avvenuto nel frattempo e, come spesso accadeva, a margine, con una calligrafia diversa, per sfruttare la stessa lettera, i saluti della sorella Olga il cui fidanzato Paolo dopo qualche mese sarà dato per disperso). In un’altra lettera di Anna, giunta il 27 maggio 1942, si lamenta invece l’assenza da due mesi di notizie da parte di Nadir.
Dopo parecchio tempo, a due anni esatti dalla sua partenza per il fronte, il 6 ottobre 1942 il Caporal Maggiore Nadir De Martini riceve per posta aerea una lettera speditagli dal suo commilitone Cesare Righi (1) nove mesi prima e che vale davvero la pena rileggere; da essa si capisce chi è il “commilitone” citato dalla sorella nelle lettere precedenti e si capiscono anche i frangenti della cattura di Nadir, rimasto accerchiato dagli inglesi: “Caro Nadir, prima di ogni cosa è necessario farti ricordare chi io sia: l’Infermiere di Compagnia, Righi, il napoletano. Rammenti? Ora è necessario spiegarti il come sia in corrispondenza con i tuoi e in modo particolare con la cara Luisa. Quando tu rimanesti dentro [sottolineato - sic!] la tua famiglia era priva di notizie e le loro lettere venivano respinte (come per altri camerati che erano nelle tue condizioni).
Sapendo io della perdita della tua mamma, un giorno mi capitò una lettera di tua sorella Antonietta; l’apersi, commisi un’indelicatezza, lo so, ma mi perdonerai perché feci bene. Povere signorine, era circa un mese che nulla sapevano e il loro scritto inteneriva chiunque, dopo il gran dolore del lutto [per la scomparsa della madre], anche il tuo lungo silenzio. Per calmarle gli scrissi a tergo della loro lettera che tu stavi bene ma che non potevi scrivere perché prigioniero, che fossero calme perché nulla di male poteva capitarti. Poi seppi altre notizie da nostri camerati liberati e gliele comunicai. Da allora sono sempre stato in corrispondenza con loro, ho fatto del mio meglio per alleviare l’attesa di tue notizie che finalmente sono giunte… Sii cauto e abbi fiducia… in attesa di tue buone nuove t’abbraccio - tuo amico e camerata Cesare Righi”.
Pochi giorni dopo il Caporal Maggiore Nadir De Martini riceve per posta aerea dell’Ala Littoria una lettera dattiloscritta del cognato Nino Buffa, marito di Anna, spedita 4 mesi prima da Milano, e nella quale si legge, tra l’altro, come “sono stato ferito in Grecia… la ferita non è stata grave però si vede che la scheggia di pallottola esplosiva mi ha tagliato qualche nervo e leso il nervo sciatico. Con tutto questo l’ho scampata bella perché in quel combattimento, purtroppo, molti miei camerati sono Caduti [in maiuscolo nel testo - n.d.r.] e moltissimi feriti e io non so come ho fatto a cavarmela, si vede che la povera mamma, dal cielo, mi proteggeva. Però come ti ripeto niente di grave, mi manca l’articolazione del piede di conseguenza vado un po’ zoppo ma spero che col tempo e le cure tutto vada a posto. Però ti assicuro che, benché mi sembra che la mia parte l’abbia fatta, mi dispiace e, malgrado tutto, sento la nostalgia del mio battaglione. Poi tu lo sai, amare e servire la Patria è la più bella soddisfazione. Ho avuto la proposta per la Medaglia di Bronzo al Valor Militare e tuo puoi immaginare la mia gioia, ma purtroppo ho poche speranze per via delle solite camorre (2). Pazienza, a me basta aver fatto il mio dovere. E ora veniamo a te. Ci scrivi che stai bene e questo voglio crederlo, che sei in compagnia di Dante e altri milanesi e questo mi fa piacere perché ti troverai meno a disagio. Vorrei che tu mi raccontassi un po’ della vita che conduci lì, ma purtroppo so che ciò è impossibile e attendo con ansia il tuo ritorno. Ora ho ripreso il servizio e mi hanno messo col Sig. Bianchi con funzioni di Capo Operaio, in attesa che mi sistemino. Quando verrai a casa cercherò di farti lavorare con me in modo che anche tu sarai sistemato. Ricorda anche che, come è stata per le tue sorelle, la mia casa sarà la tua e ci potrai rimanere fino a quando vorrai. Non ho altro da dirti, fatti animo e speriamo un bel arrivederci presto… tuo cognato Nino”. Il 19 luglio 1942 al Caporal Maggiore De Martini arriva poi una nuova lettera della sorella Anna che, nell’aggiornarlo delle complesse questioni dell’eredità degli immobili, purtroppo gli comunica la notizia che l’amico Paolo, fidanzato di Olga, e del quale gli aveva inviato i saluti l’ottobre precedente, è stato purtroppo dichiarato disperso e quindi il loro matrimonio è andato a monte.
Dopo l’estate del 1942 la corrispondenza di Nadir con la famiglia incontra notevoli ritardi, perché pur essendo indirizzata come sempre al Campo n. 309, risulta respinta con la dicitura “UNKNOWN IN SOUTH AFRICA” (sconosciuto in Sud Africa), come se il soldato fosse stato trasferito in un altro campo di prigionia, forse a causa del gran numero di prigionieri italiani catturati dalle forze britanniche dopo la battaglia di El Alamein alla fine di ottobre del 1942. Così anche per un’altra lettera di Anna spedita il 9 novembre 1942, che riporta la stessa dicitura. e che sarà ricevuta addirittura l’8 aprile del 1944, ben diciotto mesi dopo (a margine della busta si trova l’indicazione manoscritta dei servizi postali britannici con indicazione del trasferimento al Campo n. 36 in Inghilterra, come vedremo). Dopo l’autunno del 1942 il Caporal Maggiore De Martini era stato comunque trasferito, in data imprecisata, in un campo di prigionia in Gran Bretagna.
La notizia giunge ad Anna grazie alla madre di Pierluigi, un commilitone di Nadir che sicuramente, almeno dal marzo 1943, si trova in Inghilterra come scopriamo da una lettera di Anna del 27 aprile 1943 e dalla quale capiamo quanto i recapiti fossero importanti per la consegna dei pacchi: “… domani ti spedirò un altro pacchetto contenente: una penna stilografica, nove tavolette di cioccolata, tre pacchetti di tabacco e delle cartine per sigarette, una stecca (…) e tre fotografie, due sono della mamma…”. A causa dei trasferimenti dei prigionieri i tempi di consegna della corrispondenza si dilatano enormemente e si crea una grande confusione tra sigle e indirizzi. Una lettera che Antonietta gli aveva spedito il 16 luglio 1942 arriverà a Nadir solo il 17 novembre 1943, dopo ben un anno e quattro mesi. Arriverà insieme a quella inviata a Nadir da Angela Piccaglia il 24 settembre 1942, per posta aerea via Sofia - Istanbul un mese prima della battaglia. La donna, di Bologna, parla del figlio Pierluigi (Gigi), forse un commilitone o un compagno di prigionia dal quale Nadir ha dovuto separarsi tanto che sia lui che lei hanno ricevuto delle reciproche fotografie che guardano per consolarsi; Angela, che considera Nadir come un figlio, è in contatto con le sue sorelle tanto che racconta come dovrebbe incontrarle per la prima volta a breve e così in effetti accadrà. Colpisce la frase finale della lettera: “… considerami come la tua mamma, altrimenti me ne faresti un’offesa. Ti bacio con grande affetto”. E poi la firma “tua affezionatissima mamma”.
Cartoline prestampate per prigionieri italiani in Inghilterra, inutilizzate, e che Nadir De Martini riportò in Patria insieme alle lettere
I tempi necessari per la corrispondenza in alcuni casi si dilatano enormemente a causa dei trasferimenti dei prigionieri, in altri restano nell’ordine di alcuni mesi, ma sempre se il prigioniero non viene spostato. Una lettera che Anna invierà in Inghilterra il 26 agosto 1943 al Campo n. 55 giunge infatti a Nadir il 3 ottobre seguente ma lui ora si trova al campo Campo n. 36 a Hartwell Dog Track, Aylesbury, Buckinghamshire dove Antonietta con Enrico gli scrive il 26 settembre 1944. Il 4 novembre il cognato Nino Buffa invia tramite la Croce Rossa un messaggio indirizzandolo al Campo di prigionia n. 36 ma il foglietto “urgente”, sarà recapitato a Nadir nel Campo n. 82 solo 6 mesi dopo, il 20 aprile del 1944. Un ritardo analogo su un messaggio simile inviato dalla famiglia di Nadir nel mese di luglio del 1944.
Da una cartolina del 7 novembre 1944 si comprende che anche Anna ha saputo del trasferimento di Nadir e di conseguenza spedisce qui la lettera ma Nadir verrà in seguito nuovamente trasferito. Il 14 gennaio del 1945 il Caporal Maggiore Nadir De Martini, è infatti prigioniero nel Campo n. 55 a Shalstone, Buckinghamshire, dove gli viene recapitata una lettera inviata dalla sorella Anna il 15 agosto del 1944 nella quale lei racconta della disperazione per l’assenza di notizie al punto di tentare di mandare un messaggio per via radiofonica (venivano inviati durante speciali trasmissioni nella speranza che le notizie potessero giungere, in un modo o nell’altro, ai parenti lontani): “… che la cara mamma ci vegli e ci faccia ritrovare tutti uniti molto presto…”. Quando il 25 aprile la guerra in Italia finisce, così come finisce l’8 maggio in Europa, Nadir è ancora prigioniero in Inghilterra. Il 4 giugno del 1945 Anna scrive a Nadir dopo sette mesi che non aveva sue notizie e parlandogli di un suo compagno rimpatriato per sua fortuna in quei giorni. Poco più di due settimane dopo Anna invia una nuova lettera, sempre sul modulo della Croce Rossa, ma stavolta al Campo n. 82 che si trovava a Aldborough Grenn Camp Norfolk e che Nadir riceverà dopo un mese con la rassicurazione che Anna è andata a trovare la famiglia di un suo compagno di prigionia e che la sorella Antonietta partorirà alla fine del mese, e sarà una bambina. La famiglia, essendo finita la guerra, si sta preparando per tornare a Milano. Il 27 giugno 1945 è invece la nipote Luisa a scrivere allo zio Nadir, su un pieghevole postale per prigionieri di guerra, con la sua calligrafia da ragazzina e il tono adolescenziale: “… con orgoglio sono stata promossa in 2^ liceo con la media del 7. Sei contento? Ricevi tanti baci grossi grossi dalla tua nipotina che ora lascerai in disparte per guardare l’altra nipotina appena nata. Speriamo che seguiti a volermi bene…”.
Il 10 giugno 1945, cinque anni esatti dallo scoppio della guerra, tramite la Segreteria di Stato Vaticana, sempre passando tramite la censura britannica, Nadir riceve sull’apposito modulo di poche righe un messaggio accorato della sorella Anna, scritto il 26 gennaio precedente, testimonianza dell’importante ruolo svolto dagli uffici notizie in genere che cercavano di tenere i contatti con i prigionieri nei campi all’estero.
Il 14 agosto 1945 arriva poi al giovane Nadir una missiva sul modulo pieghevole scritta da Anna che lo informa del battesimo della piccola Nuccia; la donna è impegnata a prendersi cura anche delle cose del fratello lontano: “ti abbiamo fatto lavare il vestito blu e quello grigio così li troverai in ordine. Certo che ne avresti bisogno ancora qualcuno ma qui di roba non se ne trova, oppure costa esageratamente [le parole successive sono coperte da una pennellata nera del censore, non si sa se italiano o inglese, ma la cosa colpisce perché fatta a guerra finita]… spero che tu mi dica qualcosa del tuo ritorno…”.
Almeno dal mese di settembre 1945 Nadir viene trasferito nel Campo n. 255 realizzato in origine per addestramento della contraerea in un aeroporto della RAF a Snettisham, Norfolk. Il 4 dicembre 1945, a guerra finita da sei mesi, al Caporal Maggiore Nadir De Martini arriva una lettera da Anna, sul piccolo pieghevole predisposto dalla Croce Rossa Italiana, scritta quando si era ancora in tempo di guerra, il 7 ottobre 1944, e passata per la censura tedesca, leggiamo di come la donna nel frattempo abbia trovato lavoro in Comune ma sia sfollata da Milano a Como a causa dei bombardamenti aerei. Anche la sorella Antonietta e si trovava a Varese. Dalla lettera sappiamo che solo ora Anna apprende del trasferimento in un altro campo di prigionia del fratello e che al 3 ottobre 1944 era da tredici mesi che Anna non aveva più notizie di lui. Nadir era sempre in Inghilterra, con la matricola n. 70505, ma nel Campo di prigionia n. 33, a Dancer's Hill, South Mimms, Barnet, Hertfordshire, e mancava da casa ormai da quattro anni. La lettera riporta anche notizie della giovane nipote Luisa, la figlia di Anna e Nino, più volte citata anche nelle altre missive, che purtroppo non è stata promossa e frequenta il I corso liceo tecnico commerciale. Il 27 ottobre 1945 giunge un pieghevole per prigionieri di guerra della sorella Antonietta, con i saluti suoi e di Enrico. Il 15 novembre sempre alla Air Force Gunnery School di Snettisham, Norfolk, riceve un telegramma dalla sorella Anna e il 19 dicembre 1945 dalla cognata Lucia Bulla (Buffa).
Nel marzo del 1946, quasi un anno dopo la fine della guerra in Italia, il Caporal Maggiore Nadir De Martini è ancora prigioniero in Inghilterra nel Campo n. 255, RAF Camp, Snettisham, Norfolk, dove riceve una minuta missiva giunta per posta aerea inviatagli dal cognato Nino che lo conforta ancora del mai sopito dolore per la perdita della madre, promettendogli di accoglierlo in casa sua, così come promesso dalla sorella Anna e rassicurandolo per il lavoro che lo attende, o nuovamente in Comune o con Nino stesso. Sono parole di affetto e generosità estremamente toccanti, come se il rapporto verso Nadir non fosse un cognato, ma un fratello minore o un figlio. Non sappiamo esattamente quando finì la prigionia di Nadir in Inghilterra e quando potè riabbracciare finalmente i suoi familiari. Di certo il Caporal Maggiore Nadir De Martini rientrerà in Italia, a Milano, come dimostra una cartolina del luglio 1949 scrittagli da Varese dalla sempre affezionatissima sorella Anna; Nadir tornerà nella casa di famiglia di via Delfico 16 e praticò il calcio nel ruolo di portiere come risulta in un’altra cartolina scrittagli dai “suoi tifosi” dopo la partita tra le squadre di Canzo ed Erba, segno che era finalmente tornato a una vita felice nel suo paese.
Note:
(1) = L’archivio dei Caduti italiani nella Seconda Guerra Mondiale tenuto dal Ministero della Difesa rileva il militare Cesare Righi, nato il 21/11/1925 - morto o disperso il 4 gennaio 1945 in Germania (est). Al momento impossibile sapere se sia lui o un omonimo.
(2) = Dall’elenco dei Decorati del Nastro Azzurro non pare in effetti risultare il nome di (Giovanni) Nino Buffa.
