REMEMBRANCE DAY (di Marco Cristini)

Dopo la fine della I Guerra Mondiale migliaia di soldati tornano in Inghilterra dalle trincee francesi. Ma il pensiero di tutti va a chi è rimasto per sempre oltre la Manica. Come ricordare i caduti? Qualunque discorso, qualunque cerimonia sembra insufficiente. Così non rimane che una sola cosa: il silenzio. In questa poesia I.I. Hartman (1851-1924), professore di letteratura latina a Leida, ricorda l'istituzione del primo Remembrance Day, voluto da re Giorgio V per ricordare tutti i caduti del primo conflitto mondiale. La cerimonia ebbe luogo davanti a Buckingham Palace l'11 novembre 1919. Infatti all'undicesima ora dell'undicesimo giorno dell'undicesimo mese del 1918 era ufficialmente entrato in vigore l'armistizio che aveva posto fine al primo conflitto mondiale. Allo scoccare delle undici in tutta l'Inghilterra la vita si fermò, nelle città, nei paesi e nelle campagne calò improvvisamente il silenzio.

Il Manchester Guardian del 12 novembre 1920 descrive gli eventi del Remembrance Day con toni molto simili a quelli usati da Hartman.

The first stroke of eleven produced a magical effect. The tram cars glided into stillness, motors ceased to cough and fume, and stopped dead, and the mighty-limbed dray horses hunched back upon their loads and stopped also, seeming to do it of their own volition. Someone took off his hat, and with a nervous hesitancy the rest of the men bowed their heads also. Here and there an old soldier could be detected slipping unconsciously into the posture of 'attention'. An elderly woman, not far away, wiped her eyes, and the man beside her looked white and stern. Everyone stood very still. [...] The hush deepened. It had spread over the whole city and become so pronounced as to impress one with a sense of audibility. It was a silence which was almost pain. [...] And the spirit of memory brooded over it all (Manchester Gurdian, 12th November 1920)

Il primo tocco delle undici ebbe un effetto magico. I vagoni del tram si fermarono, in motori cessarono di sbuffare e fumare, si bloccarono come morti, i possenti cavalli da tiro si curvarono sotto il peso dei loro carichi e si fermarono, sembrava quasi che lo facessero spontaneamente. Qualcuno si tolse il cappello e con una nervosa esitazione il resto degli uomini chinò il capo. Qua e là si poteva vedere un vecchio soldato mettersi involontariamente sull'attenti. Un'anziana donna, non molto lontano, si asciugò gli occhi, mentre l'uomo accanto a lei sembrava bianco e rigido. Tutti rimasero in perfetto silenzio. […] La quiete si fece ancora più profonda. Si era estesa su tutta la città ed era diventata tanto profonda da trasformarsi quasi in una sorta di suono. Il silenzio era tale da essere persino doloroso. […] E lo spirito della memoria si estese sopra a tutto (Manchester Guardian, 12 novembere 1920)

Tank preparing to advance at Flers Courcelette

I. I. HARTMAN 

Silentium

 

Anglia, magna quidem semper, sed tempore nullo   

     Clarior ingenio vel veneranda magis

Quam cum sponte tua te obstrinxti lege silendi,

     Qua lata tota Urbs paruit et populus:

Pars fuit haec horae tricesima; saecula tota               5

     Laudibus hanc meritis vix superare queant.

 

Barbariem terrarum orbi iam saepe minatam

     Servitium, prae quo libera Persis erat,

Te duce te socia te milite vicerat ille,

     In patriamque redux nobilis ilia phalanx              10

Venerat amissis quot milibus, haud tamen ulla

     Parte sui fracta aut debilitata nimis.

Non animus deiectus erat, non corpora fessa,

     Lumina luce vigent vox quoque laeta sonat.

Triste nihil cernis post tot discrimina rerum              15

     Omnia testantur pectora piena fide.

Dedecorat tamen hos non ulla superbia vultus,

     In victos nemo est qui maledicta iacit.

Libera quod patriast hoc omnes permovet unum,

     Nil aliud dicunt carmina nil tabulae.                    20

Quisque Deo gratum se testificatur et illis,

     Pro patria fortes qui cecidere sua.

His at quo pacto possunt nunc solvere grates

     Tot meritis dignas? vilis an omnis honos,

Quem praestare solent homines communiter omnes, 25

     Cum decorare volunt pectora cara sibi?

Nunc omnis sermo et cantus sordere videtur

     Clarisonus, florum multicolorque decus.

 

Sic est: augusti magis haec, o tempora poscunt

     Excelsique aliquid talia facta petunt.                   30

Integer est annus postquam fera bella quiescunt

     Et subito inventumst quid velit ille dies:

Regis id inventum, o praeclaro rege beatum

     Dicamus populum; forte sed ille magis

Rex populo felix, cui non paretur ab illo                   35

     Sed qui cum populo paret et ipse sibi;

At nunc praecipue: divino namque videntur

     Edixit quae Rex edita de solio.

 

Hora sonat! Confestim omnes sentire videntur

     Omniaque ille sonus quid sibi significet:              40

Ante quater ternos hoc ipso tempore menses

     Pestis dira minas ponere iussa fuit,

Pestis quam Satanas nostris inmiserat arvis,

     E qua mitis homo belua factus erat;

Extemplo nunc cuncta silent omnisque repressa est 45

     Vox hominem prodens, machina nulla sonat;

Stant qui currebant, non usquam plaustra moventur

     Ponit onus properans baiulus ante pedes;

Subsistunt rapidi currus stant aequore naves,

     Fistula nec filum tinnula verba facit;                    50

Non vox missa procul captantes personat aures

     Aut non captantes signa aliena docet.

Non clamant pueri, non cantat laeta puella

     Non vetulus queritur, non anus ulla gemit.

 

Muta quies regnat, sed nulla disertior unquam         55

     Vox fuit et potuit nulla movere magis

Humanas mentes; saevi non murmure caeli

     Pectora sic hominum contremefacta tacent.

Nullus at hic timor est, tacitae modo pectora grata

     Testantes lacrimae sponte subinde cadunt.          60

Tota silet regio sic fiunt templa serena

     Omnibus in plateis, omnibus inque foris:

Sic quacunque homines adstant pia sacra feruntur

     Proque animis fiunt fervida vota piis.

 

At locus est cunctis aliis augustior unus                    65

     Imbutusque sacra relligione magis:

In platea celebri cippus sese erigit, ecce,

     Ornatu nullo sed speciosa satis

Ipsa sua forma mentem testante colentum

     Heroum manes sic animasque pias,                      70

Corpora quae sua liquerunt dispersa per orbem,

     Edita sunt si qua proelia pro patria;

Corporibus tumulus caret hic sed vivit in ilio

     Ipse animus: cives sic voluere sui.

Innumerus numerus stat contemplatur et illum         75

     Sed modico spatio: sic iubet ipse pudor.

 

Ecce sed e tanto numero prodire silentum

     Hiscere quin etiam sustinet una tamen:

Parvula, sexennis, pauper, quae cum videt unum

     Imperio cunctos quem superare putat,                 80

Sesquipedalem hominem crucibus vittisque decorum,

     Cui faciem hic illic plurima plaga notat,

Cui barba est hirsuta cutis cui sole perusta, et

     Vultus qui risum et suavia verba fugat.

Nil metuens tamen huic accedit blanda puella          85

     Et “propius me duc ad monumenta patris”

Fatur -  et ingreditur miles barbatus at illi

     Rugosam dextram parva puella tenet.

 

Anglia magna quidem semper sed tempore nullo

     Maior quam cum te talis imago decet:                 90

Conspiceris nam fortis ibi, simul at pia blanda,

     Quaeque movere hominum corda tenella queas.

 

Die XI m. Nov. a. MCMXIX

Fonte: I.I. Hartman, Silentium, in Mnemosyne, 48 (1920), p. 110.

 

Inghilterra, sempre grande, ma in nessun'epoca

sei stata più acuta d'ingegno o più ammirevole

di quando spontaneamente ti sei vincolata alla legge del silenzio,

cui obbedì tutta la nazione e tutto il popolo.

Questa durò la trentesima parte di un'ora; ma tutti i secoli                          5

a stento riusciranno a onorare tale norma con lodi meritate.

 

La barbarie, che spesso ha minacciato il mondo,

una schiavitù, di fronte alla quale l'antica Persia era libera,

con te come guida, con te alleata, con te combattente è stata sconfitta.

La nobile falange dei reduci è tornata in patria                                            10

dopo aver perso moltissimi soldati, ma non spezzata

o eccessivamente debilitata in nessuna sua parte.

L'animo non è abbattuto, i corpi non sono stanchi,

i lampioni splendono di luce, risuona persino una voce felice.

Non riesci a vedere nulla di triste dopo tante dure prove,                           15

ogni cosa testimonia che i cuori sono pieni di speranza.

Nessuna superbia disonora questi volti,

non c'è nessuno che lancia maledizioni contro i vinti.

La patria è libera, questo solo fatto commuove tutti i cuori,

nient'altro cantano le poesie, nient'altro i giornali.                                       20

Ciascuno rende grazie a Dio e a tutti coloro

che caddero da forti per la patria.

Ma come si possono davvero ringraziare questi eroi,

tanto degni di lodi? Non è forse vero che ogni onore,

che gli uomini generalmmente sono soliti rendere, è di poco prezzo           25

quando si vogliono decorare dei petti tanto amati?

Ora ogni canto, ogni discorso magniloquente sembra tacere,

insieme allo splendore dei fiori dai mille colori.

 

Così è. I tempi chiedono cerimonie più venerabili,

tali imprese pretendono qualcosa di eccelso.                                                30

Ormai è passato un anno intero da quando la feroce guerra è finita

e subito si è compreso che cosa significasse quel giorno:

significa qualcosa per il re, felice diciamo il popolo retto

da quel celebre re; ma forse è più felice il re, cui il popolo non obbedisce,

ma che obbedisce insieme al popolo e che obbedisce alla sua coscienza.    35

Ma la cosa più importante è questa: i decreti del sovrano sembrano

infatti decreti emanati da un seggio divino.

 

Suona l'ora! Subito tutti sembrano percepire

che cosa significhi quel suono.                                                                  40

Dodici mesi fa, a questa stessa ora,

la crudele peste della guerra fu costretta a cessare le sue minacce,

quella peste che Satana aveva messo nelle nostre terre,

a causa della quale gli uomini miti erano diventati delle belve;

Ora all'improvviso tutto è silenzioso e ogni voce che rivela                         45

la presenza dell'uomo è cessata, non si sente nessuna macchina;

coloro che correvano si sono fermati, i treni non si muovono più,

il viaggiatore pone i bagagli davanti ai suoi piedi,

i rapidi carri si arrestano, in mare sono immobili le navi,

fabbriche e filatoi non emettono più suoni metallici;                                   50

parole pronunciate non risuonano più attraverso orecchie che le odono,

altri rumori non istruiscono più chi è in ascolto.

I bambini non parlano, non canta la fanciulla felice,

nessun vecchio si lamenta, nessuna vecchia geme.

 

Regna una muta quiete, ma nessuna voce è mai stata così eloquente,         55

nessuna voce potè mai commuovere di più

le menti umane; non a causa di un mormorio del cielo irato

tacciono, spaventati, i petti degli uomini.

Adesso non c'è nessun timore, solo le tacite lacrime

spontanee che cadono all'improvviso attestano gli animi grati.                    60

Tutta la nazione tace, templi sereni diventano

tutte le piazze, tutte le strade.

Così in qualunque luogo gli uomini siano, sono commossi dal sacro silenzio

e pregano fervide preci per gli animi dei defunti.

 

Ma c'è un luogo più sacro di tutti gli altri,                                                    65

più imbevuto di venerabile religiosità:

nella celebre piazza si erge un cippo, ecco,

con nessun ornamento, ma bello lo stesso,

il suo stesso aspetto illustra l'animo di chi onora

le anime e il ricordo di eroi tanto valorosi;                                                   70

i loro corpi essi li lasciarono dispersi per il mondo,

i loro nomi sono scritti qui, quasi fossero battaglie in difesa della patria.

Il sepolcro è privo dei corpi, ma qui, in esso, vive

l'anima stessa: così vollero i loro concittadini.

Un numero infinito di persone sta in piedi e lo contempla,                          75

tuttavia per poco tempo: così comanda il pudore.

 

Ma ecco che da una folla tanto grande avanza il silenzio,

solo una persona osa aprire la bocca:

è una bambina piccola, di sei anni, povera; vede un uomo

che sembra superare tutti gli altri per autorevolezza,                                    80

alto, decorato da croci e nastri militari,

con la faccia solcata qua e là da più di una cicatrice,

con la barba ispida, con la pelle è bruciata dal sole, e

con un volto che scoraggia il riso e le parole frivole.

 

La bambina, sorridente, per nulla spaventata, gli va incontro                      85

e “Portami più vicino al monumento di mio papà”

dice – e il soldato barbuto si fa avanti,

la bambina gli tiene la mano destra rugosa.

 

Inghilterra, davvero sei sempre grande, ma in nessun'epoca

più grande di quando ti presenti al mondo con quest'immagine:                 90

infatti lì tu sei apparsa forte, e allo stesso tempo devota e piccola,

sai commuovere così i cuori degli uomini, nonostante tutto ancora teneri.

 

11 novembre 1919 (TRADUZIONE A CURA DI MARCO CRISTINI)