sentinelle del silenzio

ARCHITETTURE DELLA GRANDE GUERRA

NELLA VALLE DEL CAFFARO, IN VALLE SABBIA

E IN ALTA VAL TROMPIA

di STEFANO MOLGORA (prefazione di STEFANO ALUISINI)

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Il 15 dicembre 2018 presso il Ce.Doc.le dell’Esercito e come sempre grazie alla collaborazione di UNUCI Brescia, sarà presentato il libro realizzato dal Ten. G. (ris.) l’Arch. Stefano Molgora del quale abbiamo scritto volentieri la prefazione. Il volume, adottato da banca Valsabbina quale strenna natalizia per il Centenario della Grande Guerra, consente di vedere lo stato e la storia di varie fortificazioni e dei sistemi di difesa passiva realizzati nelle alti valli bresciane durante il primo conflitto mondiale. Quel settore che se oggi può forse essere riletto come strategicamente marginale, allora, seppure isolato tra gli eventi della nota “Guerra Bianca” in Adamello a occidente e le grandi offensive sugli Altopiani ad oriente del Garda, costrinse a realizzare opere stradali e fortificazioni imponenti, sovente in ambienti estremamente complessi e in condizioni avverse, sotto gli occhi e il tiro dello stesso nemico. Sacrifici enormi ancor oggi testimoniati dalle tante vestigia rimaste a popolare i sentieri delle nostre montagne più alte, sulle cui vette i soldati nemici si confrontavano sempre a distanza, impegnandosi soltanto in sanguinosi scontri di pattuglie o duelli tra le opposte batterie d’artiglieria. Come dentro una sorta di “Deserto dei Tartari”, quasi tutto sviluppatosi in alta quota, lassù dove grazie a tante spettacolari fotografie che sono state oggi scattate da Stefano Molgora, si rivive ancora tutta l’estrema solitudine oltre alla sofferenza di chi allora venne costretto a presidiare per lunghi interminabili inverni quei remoti passi. Il ricordo di un sacrificio silenzioso e dimenticato, consumatosi un secolo fa a pochi chilometri dalle nostre case, del quale questo volume può rendere degli affreschi fotografici di altissimo livello ai quali unire varie fonti iconografiche raccolte dall’Autore con il contributo di altre fonti tra le quali Memoria e Storia, l’Archivio Storico Dal Molin e altre importanti realtà pubbliche e private. Un richiamo a quel dovere della Memoria, ripercorso e sostenuto sovente solo da pochi volontari e non adeguatamente supportato da chi dovrebbe istituzionalmente farsi carico di conservare con cura tutto quel patrimonio storico e paesaggistico, frutto dei sacrifici anche sanguinosi delle nostre passate generazioni, uno schiaffo al loro strenuo valore consumato senza risparmio tra quelle vette senza alcun premio sperare se non la vittoria che avrebbe consentito ai superstiti di tornare alle loro famiglie e agli abitanti delle valli di rivedere la tranquillità dei pascoli e delle loro malghe. Una denuncia che, attraverso le immagini di prorompente bellezza di un ambiente rimasto incontaminato, specialmente nell’interminabile crisi economica di oggi, ci rivela nuovi scenari per recuperare, oltre all’opera dell’uomo, prospettive di rinascita futura.

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